Libercomunismo: un libro di Emiliano Brancaccio
Pianificazione collettiva e libertà individuale possono convivere? Una lettura della proposta libercomunista di Emiliano Brancaccio.

Emiliano Brancaccio, primo forse in Italia, ha compreso che lo spirito di questo tempo va nella direzione della centralizzazione del capitale. È un moto inarrestabile che concentra via via tutto il potere nelle mani di pochi giganti. Collegato a questa prima tendenza è l'incorporamento dell'economia nella società. Come ha scritto Karl Polanyi, lavoro, terra e moneta non sono merci; vengono definite «merci fittizie». Il neoliberismo contemporaneo è l'apice della deriva autoritaria che mette in discussione la società e la stessa natura umana.
Il compianto Luciano Gallino scrisse di un processo di «cattura cognitiva». È forte la connessione tra la postdemocrazia oligarchica e il futuro assetto postindustriale: rider, driver, logistica, capitale cognitivo, produzione immateriale, nuove schiavitù.
Brancaccio mette a tema anche lo stato dell'economia italiana, che è tornata alla sua vecchia traiettoria di semistagnazione. Con le guerre e le crisi internazionali il nostro Paese si candida, prima tra le nazioni di un certo rilievo, a finire nel gorgo di una potenziale «disoccuflazione», una sintesi ardita con cui Brancaccio racconta della contemporanea distruzione di posti di lavoro e di potere d'acquisto.
Quale potrà essere la forma che prenderà il contro/movimento, l'anticapitalismo, oggi?
Dovrà essere radicale, capace di rovesciare lo scenario ma anche assumere una prospettiva inedita. Con una frattura politica e anche scientifica con gli economisti liberal/liberisti.
Torna qui il Marx che scrive di tensione ideale che diventa forza materiale in una società frantumata e sfibrata.
Nel primo libro del Capitale Marx precisa che «nella società capitalistica si realizza una vera e propria personificazione delle cose e reificazione delle persone». Due temi centrali complessi, mercificazione e alienazione, che evidenziano che il capitale avverte la democrazia come un impaccio, mentre invece solo le comunità operaie possono rianimare la democrazia costituzionale. Viviamo, infatti, un feroce rapporto biopolitico, oltre che autoritario e classista.
Emiliano Brancaccio mi pare alluda alla necessità di un ritorno ai fondamentali, per me incarnati soprattutto dalle vicende della Prima Internazionale. Penso a quel ritessere la tela che Richard Sennett chiama «componente rituale per la formazione di pezzi di classi sociali»: casse di resistenza, leghe, mutualismi conflittuali, pratiche di autogestione da cui nascono relazioni e coalizioni sociali.
All'interno di questo complesso scenario il libro di Brancaccio, Libercomunismo. Scienza dell'utopia, apre una prospettiva inedita.
La grande tendenza va affrontata sfidando il più grande tabù politico e ideologico contemporaneo.
Pianificazione collettiva e libertà individuale possono convivere, in una prospettiva anticapitalistica.
Vive qui la proposta di Brancaccio e mi convince molto.
Quello che era stato sempre considerato un ossimoro, anzi una insanabile contraddizione, può ricomporsi. Nella sua critica dell'economia politica, Brancaccio dimostra che solo la lotta per la pianificazione, per l'espropriazione del grande capitale, per democratizzare il controllo delle forze produttive, permette di liberare le energie creative dei singoli individui.
È una sfida decisiva anche sul piano strutturale. Non è vero che la pianificazione è figlia di una ideologia conservatrice, stalinista, anzi. La pianificazione collettiva può al contrario alimentare un nuovo umanesimo.
Non è vero che la libertà è figlia assoluta del libero mercato. Il nostro avversario, anzi, è proprio il neoliberismo autoritario che genera rancore contro migranti, diversi, sfruttati, intellettuali critici e nega il confronto tra differenti culture. L'ordoliberismo è il funzionamento tecnico del sistema del capitale sotto un comando sempre più verticale e un dominio sempre più gerarchico. Il mercato non è la condizione naturale della persona, penso che la democrazia si debba estendere alla sfera economica. Brancaccio sfida con rigore le ideologie dominanti e incalza la politica a porsi all'altezza della mutazione antropologica e bellicista globale, affinché lo sviluppo delle capacità umane diventi un fine in sé. La tesi di Brancaccio è chiarissima: il persistente terrore del potere verso l'ipotetica minaccia comunista esige una spiegazione scientifica che viene dall'interno, dal nucleo del capitalismo contemporaneo.
Dai suoi centrali ingranaggi, dalle sue viscerali tendenze.
Dopo l'aspro confronto con i paradigmi liberisti, Brancaccio coerentemente disegna alcuni tratti programmatici, «appunti per un manifesto». È un piano politico di cooperazione e di lotta.
Mi sembra fondamentale questa considerazione: «la mera raccolta di note sparse» sarà efficace «se un giorno avverrà l'incontro di forze necessarie per assaltare l'estrema tendenza e farla finalmente deragliare».
La tendenza del capitale lascia intravvedere l'ombra funesta dell'oltrefascismo.
Vanno unificate le rivendicazioni di tutti i movimenti, di tutti coloro che l'oltrefascismo definisce improduttivi. Sarà un futuro difficile, e non ci si illuda di fermare la tendenza. Il comunismo populista è un ossimoro letale. Il capitalismo concorrenziale è morto, non ritornerà più. Stalinisti e liberali, che avevano promesso un futuro di prosperità, libertà e pace, hanno fallito. Noi dovremo recuperare le caratteristiche delle rispettive eredità: la libertà individuale dei liberali e l'ambizione traviata del piano collettivo dagli stalinisti. L'obiettivo è quello di dar vita a un moderno piano libercomunista.
Arrestare non i migranti ma i capitali. Sui migranti si aprirà una faglia estrema. Saranno una bomba devastante che alimenterà la vandea populista contro la democrazia, se non inseriti nella lotta collettiva. Se lo saranno contribuiranno all'accumulo di forza «sovversiva». Combatteremo contro la nuova economia di guerra per preparare la «rivoluzione» per la pace.
E lo stesso ambientalismo del futuro sarà comunista oppure non sarà.
Emiliano Brancaccio, dunque, con un coraggioso azzardo ci indica una prospettiva e un percorso che mi pare forte e rigoroso: tra riforma e rivoluzione vale il nesso comunista. La lotta per le riforme costituisce il mezzo, ma lo scopo è la trasformazione rivoluzionaria della società.
Continua a leggere — Cultura

Dell'impotenza e della sua fertile ambiguità
Rileggere Dell'impotenza alla luce del lascito di Virno: dalla figura dell'operaio sociale alla paralisi frenetica del presente, fino al residuo irriducibile di libertà.

Il mercato delle illusioni
Dalla tossicità del personal branding al "caporalato" digitale: viaggio nelle piattaforme di recruiting che estraggono profitto dai nostri dati. Con uno spiraglio di trasparenza.